evangelizzare:
perché
e come?
Che cosa significa
Evangelizzare?
- Significa annunciare il Signore Gesù con
parole ed azioni, cioè farsi strumento della Sua presenza e
azione nel mondo.
Il primario obiettivo dell’Evangelizzazione è
dunque aiutare tutti a incontrare Cristo nella Fede. «Il
fatto sociale e il Vangelo sono semplicemente inscindibili tra loro.
Dove portiamo agli uomini soltanto conoscenze, abilità,
capacità tecniche e strumenti, là portiamo troppo
poco» (Benedetto XVI,
Omelia durante la Santa Messa nella spianata della
Neue Messe, 10 settembre 2006).
- Questo incontro con Cristo coinvolge tutta la persona
(intelligenza, volontà, sentimenti, attività e
progetti) e ogni persona: destinataria dell’Evangelizzazione
è tutta l’umanità.
Perché Evangelizzare?
Per vari e complementari motivi:
- Per adempiere il comando di Cristo, che disse:
«Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni
creatura. Chi crederà e sarà battezzato
sarà salvo, ma chi non crederà sarà
condannato» (Mc 16, 15-16).
«Come il Padre ha mandato me, anch’io mando
voi» ( Gv 20, 21; cfr. 17, 18). Questo
comando di Cristo trova il suo fondamento e la sua giustificazione nel
suo infinito amore per la salvezza eterna degli uomini.
- Per seguire l’esempio degli Apostoli, i
quali «mossi dallo Spirito, invitavano tutti a cambiare vita,
a convertirsi e a ricevere il battesimo» (Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris
missio, 47).
- Per soddisfare il diritto di ogni persona:
«Ogni persona ha il diritto di udire la “buona
novella” di Dio che si rivela e si dona in Cristo, per
attuare in pienezza la sua propria vocazione» (Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris
missio, 46). Si tratta di un diritto conferito dal Signore
a ogni persona, per cui ogni uomo e ogni donna può veramente
dire con San Paolo: Gesù Cristo «mi ha amato e ha
dato se stesso per me» (Gal 2, 20). Il
cuore di ogni uomo
anela, attende l’incontro con Cristo. A questo diritto
corrisponde il dovere di evangelizzare: «Non è
infatti per me un vanto predicare il Vangelo; è un dovere
per me: guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor
9, 16; cfr. Rm 10, 14). «Caritas Christi urget nos
- l’amore del Cristo ci spinge» (2 Cor
5, 14) ad
annunciare il Vangelo a tutti.
- Per condividere con gli altri, nel rispetto e nel
dialogo, i propri beni: “L’accoglienza della Buona
Novella nella Fede, spinge di per sé a tale comunicazione.
La Verità, che salva la vita, accende il cuore di chi la
riceve con un amore verso il prossimo, che muove la libertà
a ridonare ciò che si è gratuitamente ricevuto
(…) Di questi beni la Chiesa vuole fare partecipi tutti,
affinché abbiano così la pienezza della
verità e dei mezzi di salvezza, «per entrare nella
libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm
8, 21).
(…) Tale condivisione, caratteristica della vera amicizia,
è un’occasione preziosa per la testimonianza e per
l’annuncio cristiano” (Nota, 7-
8).
- Per attuare una forma originale e indispensabile di
servizio alla persona: “L’annuncio e la
testimonianza del Vangelo sono il primo servizio che i cristiani
possono rendere a ogni persona e all’intero genere umano,
chiamati come sono a comunicare a tutti l’amore di Dio, che
si è manifestato in pienezza nell’unico Redentore
del mondo, Gesù Cristo” (Benedetto
XVI, Discorso ai partecipanti del Convegno
internazionale in occasione del 40° anniversario del Decreto
conciliare «Ad gentes», 11 marzo 2006).
- Per aiutare le persone in particolare ad uscire dalle
varie forme di deserto in cui vivono: proprio per
aiutare tali persone che si trovano nel «deserto
dell’oscurità di Dio, dello svuotamento delle
anime senza più coscienza della dignità e del
cammino dell’uomo, (…) la Chiesa nel suo insieme,
ed i Pastori in essa, come Cristo, devono mettersi in cammino, per
condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso
l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la
vita, la vita in pienezza» (Benedetto
XVI, Omelia durante la Santa Messa per
l’inizio del Pontificato, 24 aprile 2005).
- Si legga a questo riguardo anche la scheda: Perché
è
necessario annunciare Gesù Cristo?
Quali obiezioni si muovono
all’Evangelizzazione?
- L’Evangelizzazione è un
attentato alla libertà della persona?
- Occorre qui anzitutto ricordare che la
libertà della persona:
- è in stretto rapporto con la
verità:
- la libertà non è
indifferenza, ma tensione alla verità, al bene (bonum
et verum convertuntur : il bene e il vero coincidono). Il
separare la libertà dalla verità è una
delle espressioni «di quel relativismo che, non riconoscendo
nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con
le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà
diventa per ciascuno una prigione» (Benedetto
XVI, Discorso ai partecipanti del Convegno
Ecclesiale della Diocesi di Roma su «Famiglia e
Comunità cristiana: formazione della persona e trasmissione
della Fede», 2005);
- il negare che esista la
possibilità di conoscere la verità, e/o che la
verità non abbia un “carattere esclusivo, partendo
dal presupposto che essa si manifesta in modo uguale in dottrine
diverse, persino contraddittorie tra di loro” (Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Fides
et ratio, 5) fa perdere all’uomo
“ciò che in modo unico può avvincere la
sua intelligenza ed affascinare il suo cuore” (Nota,
4);
- Ha bisogno, nella ricerca della
verità, dell’aiuto di altri:
- L’uomo «fin dalla
nascita, si trova immerso in varie tradizioni, dalle quali riceve non
soltanto il linguaggio e la formazione culturale, ma molteplici
verità a cui, quasi istintivamente, crede. [...] Nella vita
di un uomo, le verità semplicemente credute rimangono
più numerose di quelle che egli acquisisce mediante la
personale verifica» (Giovanni
Paolo II, Lett. Enc. Fides et ratio,
31);
- la verità viene raggiunta
anche affidandosi a coloro che possono garantire la certezza e
l’autenticità della verità stessa:
«La capacità e la scelta di affidare se stessi e
la propria vita a un’altra persona costituiscono certamente
uno degli atti antropologicamente più significativi ed
espressivi» (op. cit., 33).
- Il Concilio Vaticano II, dopo aver affermato il
dovere e il diritto di ogni uomo di cercare la verità in
materia religiosa, aggiunge: «La verità poi va
cercata in modo rispondente alla dignità della persona
umana, e alla sua natura sociale, cioè con una ricerca
libera, con l’aiuto del Magistero o
dell’insegnamento, della comunicazione e del dialogo, con
cui, allo scopo di aiutarsi vicendevolmente nella ricerca della
verità, gli uni espongono agli altri la verità
che hanno scoperta o che ritengono di avere scoperta». In
ogni caso, la verità «non si impone che in forza
della stessa verità» (Concilio Vaticano II, Dich. Dignitatis
humanae, 3 e 1).
- “Perciò, sollecitare
onestamente l’intelligenza e la libertà di una
persona all’incontro con Cristo e con il suo Vangelo non
è una indebita intromissione nei suoi confronti,
bensì una legittima offerta ed un servizio che
può rendere più fecondi i rapporti fra gli
uomini. (…) La piena adesione a Cristo, che è la
Verità, e l’ingresso nella sua Chiesa non
diminuiscono, ma esaltano la libertà umana e la protendono
verso il suo compimento, in un amore gratuito e colmo di premura per il
bene di tutti gli uomini” (Nota, 5. 7).
- Poiché il non-cristiano si
puo’ salvare, l’Evangelizzazione è
allora inutile?
“Sebbene i non-cristiani possano salvarsi mediante la grazia
che Dio dona attraverso «vie a Lui note» (Ad
gentes, 7), la Chiesa non può non tener conto del
fatto che ad essi manca un grandissimo bene in questo mondo: conoscere
il vero volto di Dio e l’amicizia con Gesù Cristo,
il Dio-con-noi. Infatti, «non vi è niente di
più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da
Cristo. Non vi è niente di più bello che
conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con
Lui» (Benedetto XVI,
Omelia durante la Santa Messa per l’inizio
del Pontificato, 24 aprile 2005).
Per ogni uomo è un grande bene la rivelazione delle
verità fondamentali su Dio, su se stesso e sul mondo; mentre
vivere nell’oscurità, senza la verità
circa le ultime questioni, è un male, spesso
all’origine di sofferenze e di schiavitù talvolta
drammatiche. Ecco perché San Paolo non esita a descrivere la
conversione alla Fede cristiana come una liberazione «dal
regno delle tenebre» ed un ingresso «nel regno del
Figlio prediletto, nel quale abbiamo la redenzione e la remissione dei
peccati» (Col 1, 13-14)” (Nota,
7).
- Evangelizzare esprime intolleranza?
È forse un pericolo per la pace?
“Chi ragiona così, ignora che la pienezza del dono
di verità che Dio fa, rivelandosi all’uomo,
rispetta quella libertà che Egli stesso crea come tratto
indelebile della natura umana: una libertà che non
è indifferenza, ma tensione al bene. Tale rispetto
è un’esigenza della stessa Fede cattolica e della
carità di Cristo, un costitutivo
dell’Evangelizzazione e, quindi, un bene da promuovere in
modo inseparabile dall’impegno a far conoscere e abbracciare
liberamente la pienezza di salvezza che Dio offre all’uomo
nella Chiesa” (Nota, 10).
Come avviene
l’Evangelizzazione?
L’Evangelizzazione avviene:
- Nel rispetto della libertà della persona:
«La Chiesa proibisce severamente di costringere o di indurre
e attirare qualcuno con inopportuni raggiri ad abbracciare la Fede,
allo stesso modo che rivendica energicamente il diritto che nessuno con
ingiuste vessazioni sia distolto dalla Fede stessa» (Ad
gentes, 13). «Fin dagli inizi della Chiesa, i
discepoli di Cristo si sono adoperati per convertire gli uomini a
confessare Cristo Signore, non con una azione coercitiva né
con artifizi indegni del Vangelo, ma anzitutto con la forza della
Parola di Dio» (Dignitatis humanae, 11).
- Mediante la predicazione privata e pubblica del
Vangelo, e anche mediante la realizzazione di opere di pubblica
rilevanza.
- Per mezzo della parola e della testimonianza di vita,
le quali vanno insieme. “Affinché la luce della
verità sia irradiata a tutti gli uomini, è
necessaria anzitutto la testimonianza della santità. Se la
parola è smentita dalla condotta, difficilmente viene
accolta. Ma neppure basta la sola testimonianza, perché
«anche la più bella testimonianza si
rivelerà a lungo impotente, se non è illuminata,
giustificata — ciò che Pietro chiamava
“dare le ragioni della propria speranza” (1 Pt
3,
15) — ed esplicitata da un annuncio chiaro e inequivocabile
del Signore Gesù» (Evangelii nuntiandi,
22).
- Con la fiducia nella potenza dello Spirito Santo e
della stessa verità proclamata.
- Nel dono di sé fino al martirio:
“Proprio il martirio dà credibilità ai
testimoni, che non cercano potere o guadagno, ma donano la propria vita
per Cristo. Essi manifestano al mondo la forza inerme e colma di amore
per gli uomini che viene donata a chi segue Cristo fino al dono totale
della sua esistenza. Così, i cristiani, dagli albori del
cristianesimo fino ai nostri giorni, hanno subito persecuzioni a motivo
del Vangelo, come Gesù aveva preannunziato: «Se
hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv
15, 20)” (Nota, 8).
A chi tocca Evangelizzare?
Ad ogni cristiano. “Le parole di Gesù,
«andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole
nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro
ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt
28, 19-20), interpellano tutti nella Chiesa, ciascuno secondo la
propria vocazione (…) Chi annuncia il Vangelo partecipa alla
carità di Cristo, che ci ha amati e ha donato se stesso per
noi (cfr. Ef 5, 2), è suo ambasciatore e
supplica in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio! (cfr. 2
Cor 5, 20). Una carità che è espressione di
quella gratitudine che si effonde dal cuore umano quando si apre
all’amore donato da Gesù Cristo” (Nota,
10-11).
In quale modo
l’Evangelizzazione arricchisce la stessa Chiesa?
- Annunciando Gesù Cristo a ogni persona
situata nel proprio contesto socio-culturale, la Chiesa:
- assume in Cristo le innumerevoli ricchezze degli
uomini di tutti i tempi e luoghi della storia umana (cfr. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Slavorum
apostoli, 18);
- “si arricchisce di espressioni e valori
nei vari settori della vita cristiana;
- conosce ed esprime ancor meglio il mistero di
Cristo, mentre viene stimolata a un continuo rinnovamento” (Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris
missio, 52);
- scopre ed esplicita meglio
potenzialità del Vangelo, poco conosciute ed esplicitate in
precedenza; e in tal modo la «tradizione, che viene dagli
apostoli, progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello
Spirito Santo» (Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei
Verbum, 8).
- “Prosegue così nella storia,
nell’unità di una medesima ed unica Fede,
l’evento della Pentecoste, che si arricchisce attraverso la
diversità dei linguaggi e delle culture” (Nota,
6).
- “L’incorporazione di nuovi membri
alla Chiesa non è l’estensione di un gruppo di
potere, ma l’ingresso nella rete di amicizia con Cristo, che
collega cielo e terra, continenti ed epoche diverse” (Nota,
9).
L’Evangelizzazione va
rivolta anche ai Cristiani non-cattolici?
- Una tale Evangelizzazione (che è chiamata Ecumenismo),
da parte di ogni cristiano-cattolico, comporta:
- un vero rispetto nei confronti del fratello
separato, in particolare verso la sua libertà, la sua
tradizione e la sua ricchezza spirituale;
- preghiera, penitenza, studio;
- testimonianza e annuncio pieno della propria
Fede;
- un sincero spirito di cooperazione, nel campo
tecnico e sociale, come in quello religioso e culturale;
- “un dialogo rispettoso della
carità e della verità: un dialogo che non
è soltanto uno scambio di idee ma di doni,
affinché si possa offrire loro la pienezza dei mezzi di
salvezza” (Nota, 12). Un ecumenismo dunque
della verità e della carità: le due sono
intimamente unite. (Si veda a questo riguardo anche l’altra
scheda: Ecumenismo).
- “Va notato che se un cristiano non
cattolico, per ragioni di coscienza e convinto della verità
cattolica, chiede di entrare nella piena comunione della Chiesa
cattolica, ciò va rispettato come opera dello Spirito Santo
e come espressione della libertà di coscienza e di
religione. In questo caso non si tratta di proselitismo, nel senso
negativo attribuito a questo termine” (Nota,
12).
Il Primicerio
della Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo in Roma
Monsignor Raffaello Martinelli
NB: per
approfondire l’argomento, si leggano i seguenti documenti
pontifici:
- Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Dei
Verbum; Dich. Dignitatis humanae; Decr. Ad
gentes; Cost. past. Gaudium et spes;
Decr. Unitatis redintegratio;
- Paolo VI,
Es. Ap. Evangelii nuntiandi
(8 dicembre 1975);
- Giovanni Paolo II,
Lett. Enc. Slavorum apostoli (2 giugno 1985); Lett.
Enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990); Lett.
Enc. Ut unum sint (25 maggio 1995);
- Benedetto XVI,
Omelia durante la Santa Messa per l’inizio
del Pontificato (24 aprile 2005); Lett. Enc. Deus
caritas est (25 dicembre 2005);
- Congregazione per
la Dottrina della Fede (CDF):
Dich. Dominus Iesus (6 agosto 2000); Nota
dottrinale su alcuni aspetti dell’Evangelizzazione
(3 dicembre 2007) (abbr. Nota).
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