LA CHIESA CATTOLICA COME
CONSIDERA LE RELAZIONI OMOSESSUALI?
Secondo la morale cristiana, qual
è la differenza, nell’omosessualità,
tra orientamento e atto?
- Un orientamento (tendenza/inclinazione) omosessuale,
pur essendo oggettivamente un disordine morale, non va considerato
peccaminoso in se stesso: lo è solo nel senso che
può condurre a un atto sessuale.
- L’atto omosessuale è invece
peccato gravemente contrario alla castità. Esso, infatti,
esclude il dono della vita. Non è il frutto di una vera
complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo
può essere approvato.
Qual è l’atteggiamento della Chiesa Cattolica nei
confronti delle relazioni omosessuali?
- La Chiesa dice SI:
- al rispetto della persona omosessuale, alla
quale, proprio in quanto persona, si deve dignità,
accoglienza, aiuto. Non si può infatti dimenticare che la
persona umana, in quanto creata a immagine e somiglianza di Dio,
precede e trascende la propria sessualità, il proprio
orientamento sessuale;
- alla distinzione:
- tra peccatore e peccato;
- tra orientamento e atto omosessuale;
- al rispetto degli specifici diritti delle singole
persone, diritti che anche gli omosessuali hanno in quanto persone e in
quanto cittadini né più né meno delle
altre persone umane, e non in quanto omosessuali;
- all’educazione e, per quanto possibile,
alla guarigione della persona omosessuale;
- all’avvio di iniziative pastorali
concrete a favore dell’omosessuale;
- alla chiamata alla castità e alla
santità dell’omosessuale;
- alla preghiera e alla vita sacramentale, quali
luce e aiuto perché l’omosessuale possa vivere
nella castità.
- La Chiesa dice NO:
- all’approvazione del comportamento
omosessuale o della relazione omosessuale;
- alla concezione
dell’omosessualità come una dimensione del tutto
al di fuori o al di sopra delle norme morali;
- alla legalizzazione o all’equiparazione
della relazione omosessuale al matrimonio;
- ad ogni marchio di ingiusta discriminazione, a
ogni eventuale forma di rifiuto, di emarginazione o di disprezzo nei
confronti della persona omosessuale.
Gli omosessuali possono diventare sacerdoti?
- Non possono essere ammessi agli Ordini Sacri quanti:
- compiono atti omosessuali (negli ultimi tre anni
prima dell’Ordinazione sacerdotale), oppure;
- presentano tendenze omosessuali profondamente
radicate, oppure;
- sostengono la cultura gay.
- Quanti hanno tendenze omosessuali di natura
transitoria possono essere ammessi agli Ordini Sacri, purchè
tali tendenze siano state chiaramente superate almeno tre anni prima
dell’Ordinazione diaconale (cfr. Congregazione
per l’Educazione Cattolica, Istruzione
circa i criteri di discernimento vocazionale, 4 nov. 2005).
Quali frutti generano l’amore eterosessuale e la
relazione omosessuale?
- L’amore tra l’uomo e la donna ha
il potere di generare vari e complementari “amori”:
l’amore coniugale, quello parentale, quello fraterno e quello
filiale.
La relazione omosessuale non ha questa ampiezza di vita. Si esaurisce
nella relazione tra due persone.
- La ricchezza di vita che la relazione eterosessuale
produce nelle persone e i benefici che dona alla società non
sono equiparabili alla vita e ai benefici di una relazione omosessuale.
Si può stabilire un’analogia tra il matrimonio e
le unioni omosessuali?
Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie,
neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul
matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le
relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Nella
Sacra Scrittura le relazioni omosessuali sono condannate come gravi
depravazioni (cfr. Rm 1, 24-27; 1 Cor
6, 10; 1 Tm 1, 10).
Per quali motivi le unioni omosessuali non devono essere legalizzate?
Per vari e complementari motivi:
- Motivo naturale: la legge civile
non può entrare in contraddizione con la retta ragione senza
perdere la forza di obbligare la coscienza. Ogni legge, fatta dagli
uomini, ha ragione di legge solo in quanto è conforme alla
legge morale naturale, riconosciuta dalla retta ragione, e in quanto
rispetta in particolare i diritti inalienabili di ogni persona. Le
legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali sono contrarie alla
retta ragione perché conferiscono all’unione tra
due persone dello stesso sesso garanzie giuridiche analoghe a quelle
dell’istituzione matrimoniale.
- Motivo biologico-antropologico: Nelle unioni
omosessuali sono del tutto assenti quegli elementi biologici e
antropologici propri del matrimonio e della famiglia.
Infatti nell’unione omosessuale:
- manca la differenziazione genitale-sessuale, che
è il dato oggettivo di realtà con cui veniamo al
mondo: maschio o femmina. Questo dato originario è scritto
nel corpo, nel cervello, nel cuore;
- è del tutto assente la dimensione
coniugale, che rappresenta la forma umana ed ordinata delle relazioni
sessuali. Esse infatti sono umane quando e in quanto esprimono e
promuovono il mutuo aiuto dei due diversi sessi nel matrimonio;
- non vengono attuate la procreazione e la
sopravvivenza della specie umana;
- l’assenza della bipolarità
sessuale crea ostacoli allo sviluppo normale dei bambini eventualmente
inseriti all’interno di queste unioni omosessuali. Ad essi
manca l’esperienza della maternità o della
paternità. Inserire dei bambini nelle unioni omosessuali per
mezzo dell’adozione significa di fatto fare violenza a questi
bambini, nel senso che ci si approfitta del loro stato di debolezza per
introdurli in ambienti che non favoriscono il loro pieno sviluppo
umano. Certamente una tale pratica sarebbe gravemente immorale e si
porrebbe in aperta contraddizione con il principio, riconosciuto anche
dalla Convenzione internazionale dell’ONU sui diritti dei
bambini, secondo il quale l’interesse superiore da tutelare
in ogni caso è quello del bambino, la parte più
debole e indifesa.
- Motivo sociale:
- Se le unioni omosessuali venissero legalizzate,
ciò significherebbe:
- approvare un comportamento deviante;
- farlo diventare un modello nella
società;
- approvare l'indeterminatezza sessuale;
- offuscare valori fondamentali, quali trimonio
e la famiglia. Infatti il concetto di matrimonio subirebbe un
cambiamento radicale, con grave detrimento del bene comune: perderebbe
l’essenziale riferimento ai fattori collegati alla
eterosessualità, come ad esempio il compito procreativo ed
educativo.
- Ci sono inoltre buone ragioni per affermare che
tali unioni omosessuali sono nocive per il retto sviluppo della
società umana, soprattutto se aumentasse la loro incidenza
effettiva sul tessuto sociale.
- Sussiste anche sempre il pericolo che una
legislazione che faccia dell’omosessualità una
base per avere dei diritti possa di fatto incoraggiare una persona con
tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità o
addirittura a cercare un partner allo scopo di sfruttare le
disposizioni della legge.
- Motivo giuridico:
poiché le coppie matrimoniali svolgono il ruolo di garantire
l’ordine delle generazioni e sono quindi di eminente
interesse pubblico, il diritto civile conferisce loro un riconoscimento
istituzionale. Le unioni omosessuali invece non esigono una specifica
attenzione da parte dell’ordinamento giuridico,
perché non rivestono il suddetto ruolo per il bene comune.
Gli omosessuali, in quanto persone e in quanto cittadini, possono
sempre ricorrere come tutti i cittadini e a partire dalla
loro autonomia privata al diritto comune per tutelare
situazioni giuridiche di reciproco interesse.
Che cosa la Chiesa Cattolica chiede allo Stato di fare nei confronti
delle relazioni omosessuali?
- La Chiesa Cattolica chiede allo Stato di:
- affermare chiaramente il carattere immorale di
questo tipo di unione;
- contenere il fenomeno entro limiti che non mettano
in pericolo il tessuto della moralità pubblica;
- ricordare che la tolleranza del male è
qualcosa di molto diverso dall’approvazione o dalla
legalizzazione del male;
- smascherare l’uso strumentale o
ideologico che si può fare della giusta tolleranza verso le
persone omosessuali;
- non procedere alla legalizzazione delle unioni
omosessuali o alla loro equiparazione legale al matrimonio con accesso
ai diritti che sono propri di quest’ultimo;
- rispettare il principio di uguaglianza, in forza
del quale non si possono attribuire gli stessi benefici e vantaggi a
soggetti che non sono nella stessa situazione giuridica. Infatti mentre
i soggetti legati da matrimonio sono impegnati ad osservare una somma
di doveri e di obblighi previsti dal diritto di famiglia, i soggetti di
unioni di fatto si sottraggono, per libera scelta, a questi impegni.
Pertanto lo Stato violerebbe il principio di uguaglianza conferendo ai
soggetti di unioni di fatto, i benefici che la legge prevede per le
unioni coniugali familiari.
- Impegno comune dello Stato e della Chiesa, seppure su
piani diversi e con mezzi diversi, è soprattutto quello di
non esporre le giovani generazioni ad una concezione erronea della
sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle
necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno
stesso.
Qualcuno dice: l'eventuale legalizzazione dell'unione omosessuale non
obbliga nessuno ad usufruire di tale legge. E quindi perché
non venire incontro a chi vuole usufruirne?
- A questo proposito occorre riflettere sulla
differenza esistente tra il comportamento omosessuale come fenomeno
privato, e lo stesso comportamento quale relazione sociale legalmente
prevista e approvata, fino a diventare una delle istituzioni
dell’ordinamento giuridico. Il secondo fenomeno non solo
è più grave, ma acquista una portata assai
più vasta e profonda, e finirebbe per comportare
modificazioni dell’intera organizzazione sociale che
risulterebbero contrarie al bene comune.
- Le leggi civili sono principi strutturanti della vita
dell’uomo in seno alla società, per il bene o per
il male. Esse svolgono un ruolo molto importante e talvolta
determinante nel promuovere una mentalità e un costume. Le
forme di vita e i modelli in esse espresse non solo configurano
esternamente la vita sociale, bensì tendono a modificare
nelle nuove generazioni la comprensione e la valutazione dei
comportamenti. La legalizzazione delle unioni omosessuali sarebbe
destinata perciò a causare l’oscuramento della
percezione di alcuni valori morali fondamentali e la svalutazione
dell’istituzione matrimoniale.
Come devono comportarsi i politici cattolici nei confronti di
legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali?
- Nel caso in cui si proponga per la prima volta
all’Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al
riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare
cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente
il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il
suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così
nocivo per il bene comune della società è un atto
gravemente immorale.
- Nel caso sia già in vigore una legge
favorevole alle unioni omosessuali, egli deve opporsi nei modi a lui
possibili e rendere nota la sua opposizione. Se non fosse possibile
abrogare completamente una legge di questo genere, egli potrebbe
lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i
danni di
una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della
cultura e della moralità pubblica, a condizione che sia
chiara e a tutti nota la sua personale assoluta opposizione a leggi
siffatte e che sia evitato il pericolo di scandalo.
Il Primicerio
della Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo in Roma
Monsignor Raffaello Martinelli

NB: per
approfondire tale argomento, si leggano i seguenti documenti:
- Congregazione per la Dottrina della Fede:
- Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003;
- Dichiarazione Persona humana, 2-9 dicembre 1975, n. 8;
- Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1º ottobre 1986;
- Alcune Considerazioni concernenti la Risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, 24 luglio 1992.
- Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), nn.
2357-2359, 2396;
- Congregazione per l’Educazione Cattolica, Istruzione
circa i criteri di discernimento vocazionale…, 4
nov. 2005.
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